Nonostante per molti ormai la vera lingua universale sia l’inglese (in realtà, come ammonisce un detto, ognuno di noi parla un inglese diverso, però, da quello di tutti gli altri…), l’Esperanto ha continuato per la sua strada; e ha sviluppato la sua personalità in vari campi del sapere: poesia, prosa, teatro e musica. E non mancano sviluppi nel campo dell’informatica, dove la semplificazione del (o dei) linguaggi è sempre la benvenuta, in particolare nel settore della linguistica computazionale (una sorta di branca linguistica studiata per lo sviluppo dei programmi dei computer). In quest’ultimo campo (ma non solo) è particolarmente apprezzata la scarsa ambiguità legata ai vari termini dell’Esperanto; l’interpretazione, infatti, se da un lato è fonte di ricchezza, dall’altro può generare vari “inconvenienti”… Anche sul versante scolastico si registrano interessanti novità: alcuni studi sull’argomento hanno dimostrato come sia facile da apprendere da autodidatti (anche in età adulta), mentre altre ricerche affermano come, se studiato in età giovanile, aiuti la conoscenza di altre lingue straniere.
Nell’Università tedesca di Paderborn (Renania Settentrionale-Vestfalia) è stato “brevettato”, in particolare, l’omonimo metodo che prevede lo studio (biennale) dell’Esperanto propedeutico all’apprendimento di una lingua straniera. Quale linguaggio migliore, forse, per affrontare gli alieni…