[fimg=left]http://www.ilfattoquotidiano.it/xmlcopertina/copertina_20110611.jpg[/fimg] Ecco la lettera indirizzata a Benedetto XVI comparsa oggi su “Il Fatto Quotidiano”:
Santo Padre,
ricordiamo con grande piacere la Pasqua del 1994 quando, insieme a Marco Pannella ed Emma Bonino, chiedemmo a S.S. Giovanni Paolo II di benedire i fedeli nella lingua del Suo compatriota Zamenhof in occasione della Marcia di Pasqua in Piazza S. Pietro che, come radicali, stavamo organizzando contro la pena di morte nel mondo. Fu davvero gioia grande udire le tradizionali frasi d’augurio e di benedizione in Esperanto. Così come siamo stati molto lieti del fatto che il Suo Ponteficato abbia voluto dare continuità all’utilizzo dell’Esperanto tra le circa 60 lingue del mondo nelle quali fare gli auguri pasquali e natalizi come, anche, impartire la consueta benedizione Urbi et Orbi.
Domenica 12 giugno è la ricorrenza della Pentecoste rappresentante nella dottrina cattolica anche la facoltà data ai discepoli di parlare tutte le lingue. Riteniamo sia la festività più opportuna per una riflessione sulla lingua per tutti, sulla democrazia linguistica e l’Esperanto.
Oggi nel mondo sembra essersi costituita un’iperidolatria, quella della lingua inglese, che non a caso ha addirittura trovato in India l’edificazione d’un apposito tempio.
Del ruolo politico del peggior colonialismo che distrugge “dolcemente” i popoli attraverso il genocidio delle loro lingue e culture non troviamo parole migliori di quelle dell’Independent del 10/3/2002 con il titolo “Linguicide: the death of language”: «Dovremmo sentirci colpevoli per il fatto che l’inglese stia annientando tante altre lingue? Non è forse una forma di colonialismo più sinistra di quella che praticavamo un centinaio di anni fa?
Allora ci limitavamo ad impossessarci delIe loro materie prime, ora invadiamo le loro menti cambiando lo strumento principe attraverso il quale pensano: la “loro” lingua ».
Proprio all’invasione anglofona delle nostre menti molte delle classi politiche europee e mondiali – insieme a certo mondo accademico ed intellettuale – stanno collaborando. Come quando in Europa erano considerate risolutive le leggi razziali e il mondo accademico era pronto a sostenerle con prove “scientifiche” alla mano. Anche se sappiamo storicamente che il collaborazionismo non paga, come insegna il Governo provvisorio della Repubblica Francese (GPRF) che nei 2 anni che portarono alla Quarta Repubblica francese comminò pene pesantissime ai collaborazionisti di Vichy.
Oggi siamo allarmatissimi per il livello raggiunto dal processo di colonizzazione linguistica messo in atto dall’Italia e dalla connivenza collaborazionista accademica ed intellettuale:
– l’anglicizzazione delle università che viene chiamata bugiardamente internazio-nalizzazione;
– l’obbligo della certificazione B2 d’inglese per insegnare in Italia anche educazio-ne fisica o francese e persino l’italiano;
– il CLIL per insegnare in lingua straniera materie non linguistiche e che ha avuto l’86% di domande per l’inglese contro il 14% di francese, tedesco e spagnolo mes-se insieme.
Questo mentre nell’Unione europea la Gran Bretagna ha abolito fin dal 2004 l’obbligo di studio della lingua straniera risparmiando risorse utili da investire altrove (18 miliardi di Eu-ro l’anno) e accumulando enormi ricchezze dal resto dei Paesi comunitari che si assogget-tano linguisticamente all’inglese (350 miliardi di Euro l’anno).
Tutto ciò segnala inequivocabilmente non solo l’accerchiamento e l’ineluttabile fine della seconda lingua comunitaria ma, anche, la progressiva marginalizzazione del cemento linguistico del Paese: la lingua italiana.
La Lingua Internazionale – detta Esperanto – ha mostrato i suoi vantaggi ormai in modo conclamato, cosa della quale è ben a conoscenza il Ministero dell’Istruzione italiano che nel 1995 pubblicò un Rapporto favorevole di ben 44 pagine (Circ. Min. 126, 10/4/1995). Eppure ci si rifiuta d’opporsi al genocidio linguistico in nome degli interessi economici di superpotenze che, senza l’esportazione e l’imposizione della loro lingua, perderebbero il vantaggio competitivo sleale che le rende tali, giustificando nei modi più disparati l’obbligo di comunicare con la lingua di una sola cultura egemone e ignorando l’esistenza di una lingua di pari opportunità. In grado di soddisfare tutte le esigenze della comunicazione nell’era globale sia per la sua terzietà che per le caratteristiche di rapidità e semplicità d’apprendimento. Caratteristiche, quest’ultime, collaudate ormai da 124 anni e che potrebbero rendere di almeno 24 volte più celere l’alfabetizzazione di centinaia di milioni d’analfabeti nel mondo.
La Chiesa ha mostrato di saper comprendere l’importanza di tale strumento nell’amicizia fra nazionalità diverse e d’intuire ciò che l’Esperanto potrebbe significare per il dialogo tra i popoli, le religioni o per le minoranze linguistiche, per la pace.
Riteniamo importantissimo quindi evidenziare e valorizzare questa decisione dicias-settennale affinché approdi fattivamente con insegnamenti, sperimentazioni e leggi nelle scuole e università cattoliche, tra parlamentari e governanti che, nel mondo, e a cominciare dall’Italia, si richiamano ai valori cattolici.
Per questo Le rivolgiamo un accorato appello affinché, quale primo Capo di Stato ad utilizzare regolarmente l’Esperanto, possa farsi promotore della valorizzazione del carattere universalistico dell’Esperanto – universalismo che lo accomuna alla lingua ufficiale di Santa Romana Chiesa, il Latino – presso le istituzioni europee ed internazionali in coincidenza con la solennità della Pentecoste che, attraverso la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, consente loro di parlare tutte le lingue come segno tangibile del valore paritetico delle stesse, valore paritetico garantito dal carattere universalistico della fede e in coerenza con l’insegnamento ecumenico frutto della grande stagione contrassegnata dall’evento storico del Concilio Vaticano II e proseguita dal magistero del grande Pontificato di Papa Giovanni Paolo II.
Sicuri che una Sua parola non possa non trovare adeguata attenzione presso chi assolve compiti di responsabilità negli Organismi internazionali affinché all’Esperanto sia riconosciuto lo status effettivo di lingua universale, Le esprimiamo viva gratitudine per l’impegno della Chiesa, Arca di salvezza delle lingue del mondo, anche attraverso la valorizzazione dell’Esperanto come lingua comune per tutti i popoli della terra nelle circostanze più significative del Suo augusto magistero.
Giorgio Pagano Daniela Giglioli Lapo Orlandi
(Il Segretario) (La Presidente) (Il Tesoriere)





