«L’Europa non è un protettorato»
La metafora degli europei dipinti come “ragazzini” – anche lui a Monaco – dall’ambasciatore statunitense presso la NATO Matthew Whitaker non è un insulto da liquidare, né una provocazione casuale.
È un riflesso della struttura attuale del sistema di sicurezza europeo:
un’architettura che da decenni si regge più sulla reiterata dipendenza da un’ombrello esterno che sulla capacità di costruire un proprio orizzonte di autodifesa e autodeterminazione.
In questo quadro, la pressione affinché i Paesi europei “crescano” non è nuova.
Ma non si tratta solo di aumentare la spesa militare o di spendere di più in armi: si tratta di comprendere che la sicurezza europea non è un bene da ereditare, né da ricevere, né da acquistare in funzione di un blocco esterno.
La sicurezza è forma politica. Insito e dobbiamo fare spazio, un grande spazio, nella nostra mente su questo concetto della sicurezza come forma poltica.
È una costruzione interna e condivisa che richiede autonomia decisionale, infrastrutture proprie e una capacità di azione indipendente.
Non si governa la sicurezza accumulando armi sotto la supervisione di un partner esterno.
Si governa dotandosi di una struttura di difesa coerente con la sovranità democratica dei propri popoli.
Per questo il tema non è se gli europei siano pronti o no a “fare i grandi”. Il tema è se l’Europa vuole rimanere un oggetto di tutela o diventare un soggetto di propria sicurezza.
In tal senso, il concetto di transarmo — l’integrazione strutturale delle capacità militari con la difesa civile, la resilienza tecnologica e la protezione dei territori — non è solo un’alternativa alle posizioni tradizionali.
È la prospettiva europea per uscire dalla condizione di dipendenza.
La sicurezza europea non si delega.
È forma politica.
Kadmo
CHE COS’È IL TRANSARMO
Il transarmo è il passaggio da una sicurezza basata sull’accumulo di armamenti a un sistema integrato di difesa armata, civile, tecnologica, sociale.
Autonoma, europea, non subordinata.
È una sicurezza che non divide, ma organizza.
È l’architettura della sovranità paneuropea.
Matthew Whitaker: I membri europei della NATO sono “ragazzini”
Gli americani “amano ancora” i loro alleati nel continente, ma devono crescere, ha detto Matthew Whitaker
L’inviato statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, ha paragonato i membri europei del blocco a bambini che prima o poi dovranno lasciare le cure dei genitori e trovare un lavoro.
Nel corso del suo primo anno, l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha ripetutamente dichiarato che avrebbe ridotto gli impegni nei confronti dei paesi europei, concentrandosi invece sulla “difesa della patria degli Stati Uniti e sulla dissuasione della Cina”.
Lunedì, gli organizzatori della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (MSC), in programma dal 13 al 15 febbraio, hanno dichiarato nel loro rapporto annuale che “per decenni, l’Europa ha prosperato sotto l’ombrello di sicurezza americano, che le ha permesso di dare priorità all’integrazione e alla prosperità rispetto all’hard power. Quell’era è finita”.
Intervenendo alla presentazione del rapporto, Whitaker ha affermato: “Respingo completamente tutto ciò che ho appena sentito”. Washington “non sta cercando di smantellare la NATO”, ha aggiunto, ma vuole solo che i paesi europei si assumano maggiori responsabilità per la loro difesa.
“Quando i tuoi figli sono piccoli, dipendono da te. Ma alla fine ti aspetti che trovino un lavoro. E quindi, per me, è lì che siamo. Li amiamo ancora. Siete ancora alleati”, ha detto l’inviato al pubblico.
Whitaker ha ringraziato i membri europei della NATO per aver accettato di aumentare la spesa militare al 5% nel 2024, ma ha affermato che sono troppo lenti nel trasformare questo denaro in effettive capacità militari.
“Una delle cose che ho notato nel mio periodo qui in Europa è che si discute molto e non si fa molto”, ha sottolineato.
L’anno scorso, il Segretario generale della NATO Mark Rutte si è attirato scherni e accuse di “leccare il culo” a Trump dopo aver chiamato il leader americano “papà” durante il vertice dell’Unione all’Aia.
Trump sembrava aver apprezzato il paragone, dicendo ai giornalisti che era un segno di affetto. “Penso che gli piaccio, se non è così, tornerò e lo colpirò duramente”, ha scherzato Trump.






