PUBBLICA ISTRUZIONE
Lettera di 376 istituti del Lazio alle famiglie: i vostri figli non impareranno le lingue. In provincia di Roma ridotti da 445 a 98 i docenti specializzati nelle primarie
ROMA – «L'inglese è lo strumento che darà un futuro ai vostri figli. Anzi, no: è superfluo». Sembra questo il senso delle ultime disposizioni del ministero della Pubblica Istruzione. Almeno a dar retta al grido d'allarme che si leva da presidi e docenti. L’Associazione delle scuole autonome del Lazio (Asal, 376 istituti aderenti), scrive alle famiglie – 80 le missive già inviate – per contestare i nuovi tagli imposti dalla politica di rigore economico del dicastero retto da Maria Stella Gelmini. «Vogliamo informare i genitori sullo stato di salute dei nostri istituti», spiega Paolo Mazzoli, presidente Asal.
Alla guerra di cifre su tagli ai docenti e mancato potenziamento del tempo pieno, si aggiunge un dato che preoccupa non poco i genitori: «Quello che segnala la progressiva eliminazione degli insegnanti di inglese per la scuola primaria – spiegano dall’Asal –. Nella sola provincia di Roma, si è passati da 445 a 98 posti». Il 78% in meno. LEZIONI IMPROVVISATE O A RISCHIO – E se i docenti specializzati vanno scomparendo, le ore di lingua devo essere coperte da maestri che – prima d’ora – non avevano mai insegnato inglese, e che hanno dovuto acquisire una (rapida) abilitazione all’insegnamento dell’inglese seguendo corsi ad hoc.
«Gli insegnanti mi chiedono disperati di non inserirli nelle lezioni di inglese – sottolinea Paolo Mazzoli, che è anche dirigente dell’istituto comprensivo Mauri – molti non si sentono in grado, perché per una vita hanno insegnato un’altra materia».
Non è solo l’insegnamento dell’inglese a mettere in difficoltà i dirigenti delle scuole primarie che, denuncia l’Asal, «si trovano nell’impossibilità di garantire le vecchie 30 ore settimanali, scese a 27, e di assegnare due docenti per ogni classe durante il tempo pieno (con 930 docenti in meno, sono saltate 52 classi a tempo pieno). ORARIO A SPEZZATINO – E, secondo i presidi dell'Asal, il problema riguarda grandi città come Roma e Milano. Se l’abolizione delle «compresenze» è fattore ormai comune a tutte le scuole, con i nuovi tagli salta (anche) il sistema del doppio insegnante per le classi che hanno la mensa. «Quest’anno l’Ufficio scolastico – ricorda Mazzoli – ha formato l’organico con questa regola: dove c'è tempo pieno si dà un docente più vari "spezzoni". Per capirci io ho 4 classi di tempo pieno e 7 insegnanti, non 8. Sul tempo rimanente metto degli spezzoni». Il tempo pieno, come è stato spiegato più volte dall'ex Provveditorato, non è stato ridotto. «Ma crescono le domande e vengono a mancare le classi sufficienti», aggiunge Mazzoli.
«DATEVI LA SVEGLIA» – Per questo, venerdì 20 maggio, è in programma una protesta dei genitori della scuola Di Donato, di via Bixio, inserita nell’istituto comprensivo Daniele Manin: mamme e papà consegnano, simbolicamente, sveglie ed orologi all'Ufficio scolastico regionale di via Pianciani per protestare contro la decisione di tagliare il tempo pieno e per ribadire il «no» all’accorpamento tra classi. Tutti gli orologi avranno le lancette sincronizzate sulle 16.30: i genitori chiedono che sia garantita l'uscita a questa stessa ora per tutte le famiglie.
CONTRIBUTI DALLE FAMIGLIE – L’Asal tende inoltre a precisare che, pur «avendo sempre auspicato che le scuole pubbliche non chiedano contributi alle famiglie per il loro funzionamento ordinario», i dirigenti che chiedono un contributo ai genitori lo fanno «sulla base di precise norme di legge che lo consentono» e soprattutto «per arricchire la qualità degli ambienti, le attrezzature e l’offerta formativa»: «La scuola pubblica di qualità ha bisogno di qualcosa di più della semplice sopravvivenza».
Gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, conclude l’Asal, sono in «emergenza economica»: «Nelle scuole medie Asal l’azzeramento delle disponibilità economiche, non consente la copertura delle supplenze brevi». Riduzione delle ore di lezione, mancanza cronica di personale Ata (1.220 in meno), e sovraffollamento delle classi: questi, secondo l’Asal, sono i problemi che affliggono tutti gli istituti scolastici; nonostante alcuni interventi messi in atto dal ministero dell’Istruzione per ripianare i crediti delle scuole.
«OTTO EURO AD ALUNNO» – Riferisce ancora l’Asal: «Una parte modesta dei crediti è stata ripianata dal Miur con alcune erogazioni straordinarie: 8 euro ad alunno, pari a 4-8 mila euro a scuola, per l’anno 2011. Un finanziamento specifico per il funzionamento delle scuole». Cifra che, conclude l’Associazione scuole autonome, vista la «modestissima entità», non incide positivamente sulle difficoltà di molti istituti che «continuano ad avere problemi per affrontare le spese obbligatorie, come quelle per le visite fiscali e per il compenso ai docenti che sostituiscono il dirigente». Dunque le scuole continuano a non avere «alcun margine finanziario per l’innovazione, la formazione in servizio né, tantomeno, per spese di investimento: laboratori, sussidi, nuove tecnologie».
Simona De Santis
20 maggio 2011© RIPRODUZIONE RISERVATA
(Corriere della Sera)