Qualcosa in comune: l’inglese dovrebbe essere la lingua ufficiale dell’UE? La proposta del presidente tedesco Joachim Gauck riguardo la riduzione dei

Da dx: Isabella Rossellini, Lina Wertmüller e Maria Zulima Job, figlia di Lina Wertmüller ed Enrico Job

Il denaro parla, soprattutto a Bruxelles. Un miliardo di euro sono "mil milhões de euro" in portoghese, o mille milioni. In spagnolo, allo stesso modo, "billón" significa un milione di milioni, cioè un miliardo di euro cehe è un "mil millones de euros". Erroneamente, "billion" si traduce come "milijarde" in croato, o "miljard" in olandese. Quando in francese si parla di "un billion", ci si riferisce a ciò che gli inglesi chiamano un trilione. Oh, e il tedesco "Billiarde" è il francese "quadrillion". Ovvio.
La traduzione nel quartier generale dell'Unione europea è un business complicato – e spesso costoso. La Commissione europea ha tre "lingue procedurali" ufficiali: tedesco, francese e inglese. Ma con l’unione in espansione e 23 lingue ora parlate negli Stati membri, il numero dei traduttori è aumentato a dismisura da 200-300 a 2.000-3.000. Si stima che l'UE produce 1.76m pagine di lavori di traduzione l’anno, al costo di € 300m (£257m). Dal 1°luglio, quando la Croazia entrerà nell'UE, ci sarà ancora una lingua da aggiungere alla pila di traduzioni.
In questi tempi di austerità, i governi nazionali sono talmente desiderosi di tagliare il bilancio dell'Unione europea, da essere uno dei motivi per cui il recente discorso del presidente della federazione tedesca è stato accolto con tanto entusiasmo. In un discorso di notevole importanza sul futuro dell'integrazione europea nel mese di febbraio, Joachim Gauck ha suggerito che l’inglese dovrebbe diventare la lingua ufficiale dell'UE: "Si può affermare che i giovani stanno crescendo indubbiamente con l'inglese come lingua franca. Tuttavia, ritengo che non dovremmo semplicemente lasciare che le cose seguano il loro corso, quando si tratta di integrazione linguistica". Questa è stata come musica per le orecchie dei federalisti e delle arpie fiscali: con il solo inglese ad essere parlato nei corridoi di Bruxelles, l'UE sarebbe diventata più facile da gestire e più efficiente.
Ma quanto di tutto questo è realistico? In un certo qual modo, confermerebbe solo una tendenza già in atto da tempo. Da quando il "big bang" ha prodotto l’espansione all'Europa orientale, nel 2004, l'uso del francese è diminuito nelle riunioni della conferenza – e il tedesco è, in questi giorni, una "lingua ufficiale" solo sulla carta. I documenti del Parlamento europeo sono tradotti solo in lingue pertinenti: non ci sono trascrizioni sulle politiche comuni della pesca in ceco, per esempio.
Ma se gli stati membri settentrionali e orientali sembrano essere favorevoli all’inglese come lingua ufficiale, il sud sarebbe pronto a combattere per il contrario.
Alcuni diplomatici francesi dicono che l’inglese vorrebbe contrabbandare nozioni "anglosassoni" sulla politica e l'economia nel cuore del processo decisionale europeo. Lo scorso dicembre, un giornalista del quotidiano francese Libération ha boicottato una conferenza stampa alla presidenza dell'UE a Dublino perché era solo in inglese. ‘Se davvero non c'erano soldi per i traduttori’, ha sostenuto sul suo blog, ‘si sarebbe allora dovuto tenere in gaelico’. Ci sarebbero anche ostacoli legali. "Imporre l'inglese come lingua ufficiale dell'Europa sarebbe profondamente antidemocratico", ha detto Diego Marani, romanziere e responsabile delle politiche per la Direzione generale dell'Interpretazione presso la Commissione europea. Lungi dal rendere l'Europa più integrata, il progetto potrebbe essere reso ancora più elitario. Il costo totale dei lavori linguistici dell'UE, secondo Marani, funziona più o meno come il costo di due caffè a persona ogni anno: un piccolo prezzo da pagare per avere un po’ di democrazia in più.
Quali potrebbero essere le soluzioni alternative? La proposta di rendere il latino come lingua ufficiale di lavoro è purtroppo un vecchio pesce d'aprile, ma un interprete pensa che l’Esperanto sarebbe una lingua franca più giusta rispetto all’inglese. Un altro suggerisce una regola secondo la quale ai diplomatici non dovrebbe essere mai consentito di parlare nella loro lingua madre che gli permetterebbe di giocare in casa. Nell'ufficio di Marani, i dipendenti stanno sperimentando l’"Europanto", che egli descrive come "der jazz des linguas": un linguaggio libero, con un miscuglio di stili, composto dal corpo comune delle lingue europee, senza regole grammaticali e un vocabolario illimitato.
L’Europanto è un gioco, ovviamente, ma porta con sé un messaggio importante. Imporre un linguaggio comune europeo può essere impossibile politicamente, ma questo non vuol dire che un tale linguaggio non si possa comunque sviluppare in maniera naturale nel lungo periodo.
L'anno scorso un traduttore senior frustrato ha compilato presso la Corte europea dei revisori un documento di 33 pagine sulle frasi inglesi di cui comunemente si abusa nelle pubblicazioni dell'UE ("to precise" con il significato di "riassumere", per esempio, o "actors" con il significato di "persone o organizzazioni coinvolte in qualcosa" piuttosto che "va in scena su un palcoscenico "). Eurospeak non può suonare bene alle orecchie dei nativi inglesi, ma può essere solo una lingua franca che si forma davanti ai nostri occhi. Discardant la Textbuch, esternare sus sprachangst y appena Improviste.
• Questo articolo è stato modificato il 24 aprile 2013 per chiarire le traduzioni di un miliardo di spagnoli e portoghesi.

1 commento

  • [justify]Money talks, especially in Brussels. A billion euros are usually "mil milhoes de euros" in Portuguese, or a thousand million. In Spanish, likewise, "billón" means a million million, so billion is "mil millones de euros". Confusingly, "billion" translates as "milijarde" into Croatian, or "miljard" into Dutch. When the French talk of "un billion", they are referring to what Britons call a trillion. Oh, and a German "Billiarde" is a French "quadrillion". Of course.
    Translation in the EU's headquarters is a complicated – and often costly – business. The European commission has three official "procedural languages": German, French and English. But with the union expanding and 23 languages now spoken in member states, the number of translators has ballooned from 200-300 to 2,000-3,000. It is estimated that the EU produces 1.76m pages of translation work a year, costing €300m (£257m). As of 1 July, when Croatia joins the EU, there will be one more language to add to the pile.
    In these austere times, national governments are eager to trim the EU budget, which is one reason why a recent speech by the German president was welcomed with such enthusiasm. In a keynote speech on the future of European integration in February, Joachim Gauck suggested English should become the EU's official language: "It is true to say that young people are growing up with English as the lingua franca. However, I feel that we should not simply let things take their course when it comes to linguistic integration." It was music to the ears of federalists and fiscal hawks: with English spoken in the corridors of Brussels, the EU would become more streamlined and more efficient.
    But how realistic is it? To an extent, it would just confirm a trend already taking place. Since the "big bang" of eastern European enlargement in 2004, the use of French has declined in conference meetings – and German is these days an "official language" on paper only. Documents in the European parliament are only translated into relevant languages: there are no transcripts on common fisheries policies in Czech, for example.
    But if northern and eastern member states would welcome English as an official language, the south would be up in arms. Some French diplomats say English would smuggle "Anglo-Saxon" notions about politics and the economy into the heart of European policymaking. Last December, a journalist from the French daily Libération boycotted a press conference on the EU presidency in Dublin because it was solely in English. If there really was no money for translators, he argued on his blog, it should have been held in Gaelic instead.
    There would be legal obstacles too. "Imposing English as the official language of Europe would be profoundly undemocratic," said Diego Marani, a novelist and policy officer for the Directorate-General for Interpretation at the European commission. Far from making Europe more integrated, it could make the project even more elitist. The total cost of EU language work, according to Marani, works out at roughly the cost of two coffees each person each year: a small price to pay for a bit more democracy.
    How about alternative solutions? A proposal to make Latin the official working language is sadly an old April fool, but one interpreter thinks Esperanto would be a fairer lingua franca than English. Another suggests a rule whereby diplomats should never be allowed to speak in their mother tongue to create an even playing field. In Marani's office, employees have been experimenting with "Europanto", which he describes as "der jazz des linguas": a freestyle mash-up language made up of the common body of European languages, without grammar rules and an unlimited vocabulary.
    Europanto is a joke, of course, but it may carry a serious message. Imposing a common European language may be a political impossibility, but that's not to say that such a language won't develop naturally in the long run anyway. Last year a frustrated senior translator at the European court of auditors compiled a 33-page document on commonly misused English phrases in EU publications ("to precise" meaning "to summarise" for example, or "actors" to mean "people or organisations involved in doing something" rather than "performer on a stage"). Eurospeak may not sound pretty to native English ears, but it may just be a lingua franca forming in front of our eyes. Discardant la textbuch, externalise sus sprachangst y just improviste.
    • This article was amended on 24 April 2013 to clarify the Spanish and Portuguese translations of a billion.

    (traduzione dall'inglese da http://www.guardian.co.uk/world/2013/ap … ge-eu)[/justify]

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