Papa Francesco fa fatica a parlare in inglese, con Ban Ki Moon usa l'interprete
CITTA' DEL VATICANO – Papa Francesco stamattina ha incontrato in Vaticano il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon e con lui ha parlato solo in italiano, facendosi tradurre tutto da un monsignore della Segreteria di Stato. Le uniche parole pronunciate in inglese sono state: “This is for you” quando ha consegnato all’ospite un dono. Per venti minuti si sono intrattenuti nella biblioteca del Palazzo Apostolico, un tempo piuttosto breve per una udienza di questo livello. Quante lingue parla Papa Bergoglio?
Dopo un poliglotta come Wojtyla e Ratzinger, sul soglio di Pietro stavolta è arrivato un pontefice che in pubblico usa raramente le lingue straniere. Oltre allo spagnolo, la sua lingua madre, Bergoglio si esprime in italiano, lingua che utilizza anche durante le celebrazioni, le udienze, gli Angelus. Ormai saluta sempre i fedeli in italiano, avendo soppresso i saluti nelle varie lingue, come facevano invece i predecessori, dato che Francesco non si sente a suo agio con la pronuncia, come si è capito quando si è trovato a leggere messaggi in tedesco, inglese, francese. Anche ieri mattina, durante l’udienza che ha concesso a Nikolaus Schneider, leader della Chiesa evangelica in Germana, ha voluto un supporto. Pur avendo studiato in Germania e pur conoscendo il tedesco, ha chiesto che al suo fianco restasse il cardinale svizzero Kurth Koch, pronto ad intervenire in caso di bisogno. “Vielen dank”, infinite grazie, ha detto il Papa all’ospite, congedandolo.
Sin dall’inizio del suo ministero, Papa Francesco ha palesato una certa ritrosia non solo ad utilizzare le lingue straniere ma anche a cantare durante le celebrazioni più solenni, persino durante la messa del 14 marzo, nella Cappella Sistina. Mentre tutti i cardinali intonavano i salmi, Bergoglio restava in silenzio. E’ stata chiesta una spiegazione a padre Lombardi, il portavoce vaticano, che ha liquidato con una battuta scherzosa: un gesuita “nec rubricat nec cantat”, il che vuol dire che “nella fama dei gesuiti non c'è l’essere cultori del canto liturgico né l’essere esperti di rubriche liturgiche". Insomma, nessun dramma.
Il mistero del Papa che non canta e non utilizza le lingue straniere l’ha però sciolta lo stesso Bergoglio nel libro intervista di Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, pubblicato tre anni fa. In un passaggio il cardinale di Buenos Aires raccontava con semplicità la sua difficoltà con le lingue straniere proprio per la scarsa attitudine alla musicalità. A parte lo spagnolo, la lingua madre, e l’italiano piuttosto buono, ammetteva di utilizzare con scarso profitto sia il francese che il tedesco; il vero guaio per lui è sempre stato l’inglese: “L’unica lingua che mi causa grossi problemi è l’inglese, per via della sua pronuncia”. Tutta colpa del fatto il Papa, per sua ammissione, “è un po' stonato’”. Una questione di orecchio. In compenso, però, oltre a parlare coi gesti il linguaggio empatico dell’amore, comprensibile a chiunque, a distanza di tanti anni Bergoglio comprende bene il dialetto piemontese utilizzato dai suoi genitori emigrati in Argentina negli anni Venti.
Ban Ki Mool ha ringraziato Francesco per il messaggio dominante che trasmette. “Ho detto a Sua Santità che la scelta del suo nome legato a San Francesco d'Assisi è un messaggio potente per i molti obiettivi condivisi dalle Nazioni Unite. Il Papa ribadisce ad alta voce il suo impegno per i poveri. Apprezzo il suo profondo senso di umiltà, la sua passione e la sua compassione volte a migliorare la condizione umana”.
Da ilmessaggero.it, 11.04.2013