La sfida a colpi di italiano

Da dx: Isabella Rossellini, Lina Wertmüller e Maria Zulima Job, figlia di Lina Wertmüller ed Enrico Job

LE OLIMPIADI NEL SALONE DE’ DUGENTO

La sfida a colpi di italiano

Protagonisti 64 studenti più bravi che frequentano il biennio o il triennio di licei e istituti professionali. E l’Accademia della Crusca ospiterà Roberto Vecchioni

di Lisa Baracchi

A sfidarsi a colpi di apostrofi, sintassi, di parafrasi e riassunti per le Olimpiadi di italiano sono quest’anno solo i ragazzi delle superiori. Nel Salone de’ Dugento si disputerà sabato la finale della gara che ha visto coinvolti studenti da tutta Italia e anche da alcune scuole di italiano all’estero, che si trovano a Casablanca come in Brasile, a Teheran e a Madrid. Protagonisti sono i 64 studenti più bravi che frequentano il biennio o il triennio di licei e istituti tecnici e professionali.
Sono arrivati primi su un totale di 13 mila partecipanti. Nella graduatoria nazionale ai primi dieci posti non compaiono nomi di concorrenti dalle scuole toscane, a rappresentare la Toscana saranno invece i più bravi nelle graduatorie regionali: per il biennio Franciska dell’istituto Pacini di Pistoia e per il triennio Giorgia del liceo Agnoletti di Sesto Fiorentino. «La scelta di coinvolgere solo gli studenti delle superiori rispecchia quella delle altre olimpiadi, di matematica come di fisica che il ministero organizza all’interno del piano di valorizzazione delle eccellenze», spiegano Paolo Corbucci del Miur e il linguista Ugo Cardinale del comitato tecnico scientifico delle Olimpiadi.
La gara quest’anno alla terza edizione, sono organizzate dal Miur e dall’assessorato all’educazione in collaborazione con Ministero per gli Affari Esteri, Accademia della Crusca, Asli (Associazione per la Storia della Lingua Italiana) allo scopo di incentivare lo studio della lingua italiana: «come competenza di base in un mondo in cui si parla di globalizzazione ma dove si deve imparare prima di tutto a essere cittadini e a migliorare la padronanza delle propria lingua», dice Corbucci. «Nella lingua tutti imparano e vivono la storia della civiltà cui appartengono – sottolinea l’assessora Giachi – l’uso dei social media ha favorito un ritorno all’uso e all’attenzione per la scrittura e quindi per la lingua che in questo modo, anche se in taluni casi bistrattata e abusata, viene comunque vissuta. Questi mezzi possono avere un positivo ruolo di incentivo al ritorno alla scrittura e, quindi, ad un uso più consapevole della lingua». «Le Olimpiadi sono un’iniziativa molto importante – aggiunge Giachi – e la città è onorata perché l’italiano è nato qua: noi sentiamo la responsabilità di parlare una lingua che vorremmo più aderente a quell’italiano ‘alto’ dei nostri padri e della nostra storia. Questo evento non è solo celebrazione di un passato fastoso ma anche un’ assunzione di responsabilità: vogliamo aiutare i giovani a fare memoria di questa storia proprio nei luoghi dove essa ha avuto inizio».
La prova finale si svolgerà all’interno di un programma di manifestazioni di più ampia portata, chiamato le Giornate della lingua italiana, dal 26 al 27 aprile e che toccherà vari temi in diversi luoghi della città. Nel pomeriggio del venerdì ad esempio l’Accademia della Crusca ospiterà Roberto Vecchioni che parlerà, e canterà, nell’incontro dedicato a «Lingua italiana e musica». La sera del venerdì e il sabato sarà la volta degli «Anniversari della lingua italiana», con la celebrazione del VII centenario della nascita di Giovanni Boccaccio e il patrocinio dell’Ente nazionale Giovanni Boccaccio. In programma: lo spettacolo musicale Decamerock alla Biblioteca delle Oblate; una lezione e uno spettacolo teatrale Vita, costumi e studi di Dante, come li raccontò Giovanni Boccaccio nel pomeriggio di sabato, a Palazzo Vecchio, nel corso delle premiazioni dei finalisti. In palio ci sono sei medaglie in prezioso vetro di Murano, decorate con il logo delle Olimpiadi e in oro, argento e bronzo e ancora uno stage di una settimana presso le istituzioni di cultura italiana all’estero e libri di molte case editrici. Molte case editrici hanno inoltre fornito libri di notevole interesse anche per gli studenti e i loro docenti. I vincitori delle scuole italiane all’estero avranno a loro volta l’occasione di un soggiorno di studio a Firenze, all’Accademia della Crusca. L’intera manifestazione sarà ripresa in diretta streaming e sarà pertanto visibile sul sito delle Olimpiadi all’indirizzo www.olimpiadi-italiano/finale-firenze negli orari indicati dal programma.
(Da corrierefiorentino.it, 24/4/2013).

3 commenti

  • CULTURA

    Firenze / Olimpiadi di italiano: i vincitori studenti di Padova, Cassino e Madrid

    di Redazione Cultura

    Lingua italiana che passione. Si è conclusa lo scorso 27 aprile la seconda edizione delle Olimpiadi di italiano. Per il biennio ha vinto Alessandro Tosatto (Padova-liceo ginnasio statale Tito Livio), al secondo posto si è classificato Alessandro Bullitta (Nuoro – liceo scientifico e linguistico Enrico Fermi), al terzo posto Adelina Vrinceanu (Acqui Terme – Alessandria, istituto superiore Guido Parodi). Per gli studenti del biennio delle scuole all’estero la vincitrice è Marta Gentili (Madrid – scuola statale italiana).
    Per il triennio la prima classificata è Beatrice Vano (Cassino-Frosinone, liceo classico Giosuè Carducci); secondo è Giovanni Natale (Altamura-Bari, liceo scientifico e linguistico Federico Di Svevia), il terzo posto lo ha conquistato invece Riccardo Paccagnella (Padova-liceo scientifico Enrico Fermi). Per gli studenti del triennio delle scuole all’estero è risultato vincitore Luca Aufiero (Madrid, scuola statale italiana).
    Alla premiazione, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, erano presenti, tra gli altri, l’assessora all’educazione Cristina Giachi, Carmela Palumbo, direttrice generale del Miur, Ugo Cardinale, linguista e preside del liceo classico Carlo Botta di Ivrea, Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca, Rita Librandi, presidente Associazione per la Storia della Lingua Italiana e l’onorevole Ilaria Capua.
    «Vi auguro di poter essere sempre capaci di scommettere su voi stessi e di non aver paura di sfidarvi – ha detto ai ragazzi il sindaco Renzi nel suo saluto iniziale – sfidare gli altri ha un senso nel momento in cui si cerca di sfidare se stessi e nel momento in cui questa sfida non è contro qualcuno, ma è per ciascuno di noi».
    «La vostra sfida, siete partiti in 13 mila e arrivati in 64, dimostra una volta di più che c’è una generazione, la vostra, in cui si può avere fiducia – ha aggiunto – che è capace non solo di esprimersi bene in italiano, ma anche di sognare un’Italia che si esprima bene nel mondo». «Il mio augurio è che Firenze possa essere casa vostra non soltanto perché vi accoglie per un premio – ha continuato -, non solo perché qui ha sede quella straordinaria realtà che è l’Accademia della Crusca, ma anche perché risveglia il meglio di ciascuno di voi». «Nel corso della vostra vita troverete tante persone che vi diranno ‘Non ce l’hai fatta’, ‘Non ce la farai, arrenditi, rassegnati’. C’è un’aria strisciante di rassegnazione nel nostro Paese, ma a me piace pensare che, anche partendo dal vostro esempio di ragazze e ragazzi che si mettono in gioco, non solo l’Italia possa fare l’Italia, cioè il suo mestiere di Paese capace di suscitare bellezza, ma anche che Firenze possa fare Firenze, ovvero un luogo dove non solo fioriscono le idee, ma anche le possibilità e le opportunità. Vi auguro di essere all’altezza dei vostri sogni».
    «Otto vincitori su 64 finalisti – ha commentato l’assessora Giachi – e se vi dicono che tutti hanno vinto per sottolineare il valore della partecipazione, io vi dico che si può anche perdere, che va bene quando i migliori tra noi vengono riconosciuti e premiati. Ai ragazzi vorrei affidare la custodia delle loro sconfitte, che vi si affezionino tanto quanto alle loro vittorie perché è anche su di esse che costruiranno ciò che saranno».
    (Da agoramagazine.it, 30/4/ 2013).

  • La lingua salvata dai ragazzini

    di Martina Evangelisti

    In questi giorni scuri e insoddisfatti ci si chiede sempre più spesso dove le cose che amiamo andranno a finire. Gli anni migliori, la memoria, i partiti, i figli, le lasagne della nonna. La paura del futuro è una delle poche cose rimaste ad accomunarci. Abbiamo tutti la testa bassa mentre ci incamminiamo lungo il filone di queste annate sempre più veloci; speriamo che nessuno si accorga del nostro passo lento, che nessuno dica agli altri che stiamo rallentando la cordata. In realtà sotto i nostri piedi scorre un tapis roulant: destinazione quello che verrà, massimo tre soste per infilare nel borsone quello che ci vogilamo portare dietro, per fare pipì nel primo autogrill.
    E’ curioso come in questa corsa ai riferimenti per il futuro si sia aggiunta di recente una forte ansia di salvare un antro intellettuale e ormai fuori moda della nostra vita: il valore della lingua.
    L’abbiamo dimenticata per tanto tempo, l’abbiamo trattata come la sorella più brutta, quella con cui si faceva più fatica a fare amicizia, con le sue eccezioni, i suoi congiuntivi. Invece oggi mentre guardiamo nella cesta delle cose da buttare e ci accorgiamo che ci è caduta dentro pure lei, ci prende nostalgia, la vorremmo salvare. Ci chiediamo se è tardi, se è ormai troppo offesa dalle ingiurie degli anni per tornare con noi.
    Indiciamo conferenze, chiamiamo gli esperti. Nessuno ha una risposta certa. Eppure io oggi se non ho una risposta un tentativo di soluzione lo vedo. Ed è una soluzione giovane e bella, piena di speranza: quella che si raggruma nelle facce pulite dei ragazzi che stamattina partecipano alla finale delle Olimpiadi di Italiano a Firenze, e che salvano la lingua non per nostalgia o per dovere, ma la infilano nei loro bagagli per il futuro con amore. Perché parla di loro e per loro, perché racconta storie che in questo futuro che avanza (e che a loro no, non fa paura) vorrebbero vivere. A guardarli viene da dire che la lingua uscirà dallo scatolone, che sul tapis roulant ci muoveremo insieme. Sarà una lingua diversa, che assomiglia a loro. Avrà un altro modo di vestire, un nuovo taglio di capelli, probabilmente ballerà l’hip hop. E tuttavia rimarrà bella. E ancora una volta, come sempre succede, a salvare quello che lasciamo alla deriva sarà una forza grande e inaspettata. Quella che nella lingua di oggi ancora chiamiamo passione.
    (Da La Nazione, 27/4/2013).

  • La lingua italiana nel pop"

    Vecchioni e Telve sulle "canzonette"

    Il cantautore milanese e un docente universitario partecipano all’incontro organizzato dall’Accademia della Crusca in occasione delle Olimpiadi sull’italiano. I due parlano di come sono cambiati i testi delle canzoni e di come alcune parole siano "migrate" all’estero

    di LAURA MONTANARI

    CHISSÀ perché le parole nella musica leggera non sono mai state prese troppo sul serio: "È da poco tempo che gli studiosi hanno cominciato ad analizzare l’italiano usato per le canzoni" ammette Stefano Telve, docente all’università della Tuscia e ieri chiamato dall’Accademia della Crusca a partecipare assieme ad altri all’incontro sull’italiano nella musica leggera e in quella lirica.
    Eppure le canzoni raccontano uno spaccato del Paese, non soltanto nelle atmosfere, ma anche nello slang: "Certo che la lingua delle canzoni è cambiata – spiega il cantautore Roberto Vecchioni, altro ospite ieri pomeriggio della manifestazione che corre parallela alle Olimpiadi di Italiano – per fortuna, direi. Negli anni Trenta e Quaranta si scrivevano nelle canzoni versi di un italiano che poteva appartenere al Petrarca, l’italiano parlato è entrato nei testi di musica leggera più tardi, grazie a gente come Gino Paoli, Paolo Conte e poi Francesco De Gregori e soprattutto Fabrizio De André…".

    Renzi: "Siete l’Italia che sa sognare"

    E’ così abbiamo imparato a conoscere "la cassiera con gli occhi da lupa", Bocca di Rosa, la Via del Campo, "i giorni che passano pigri e lasciano in bocca il gusto del sale" o "Lilli, siringa, polizia…", il tempo delle rivolte "per la strada la gente come un fiume, il terzo reparto celere controlla…". Ma alcune parole italiane rotolano anche fuori dai nostri confini, in testi di celebri artisti, si pensi al "That’s amore" di Dean Martin .

    Sms, chat e le Olimpiadi dell’italiano

    Proprio su questo tema, Stefano Telve ha pubblicato per il Mulino un recente saggio che si intitola "That’s amore! La lingua italiana nella musica leggera straniera". E’ un saggio che dimostra come alcune espressioni della nostra lingua migrino nelle canzoni americane o come autori stranieri scelgano di mescolare i vocabolari, "si pensi per esempio a Manu Chao nell’album "Radiolina" dove alterna italiano a spagnolo e al francese" spiega Telve.
    Quella di buttare qualche parola di italiano in un testo costruito in un’altra lingua è un fenomeno che risale agli anni ’40-50 per esempio con il cantante statunitense di origini italiane Louis Prima: "Poi – riprende Telve – è proseguito con Dean Martin, Frank Sinatra e con espressioni facili da esportare come "dolce vita" o il binomio cibo-amore associato al Bel Paese e successivamente con la moda, attraverso la citazione di marchi di lusso tipo Gucci o Ferrari oppure Valentino e Maserati. E’ una tendenza tipica dell’hip hop".

    Oggi premiato il super cervellone

    Tornando ancora indietro nel tempo "l’altro fenomeno che incontriamo è quello di brani interpretati da artisti che vanno da dal tenore Enrico Caruso a Luciano Pavarotti fino ad Andrea Bocelli cantati da altre star internazionali". La contaminazione della nostra lingua nei testi stranieri è comunque di gran lunga inferiore a quella che avviene da noi per l’inglese, come è d’altronde lecito aspettarsi: "Tuttavia troviamo cantanti come per esempio Filippo Voltaggio, americano, che scrive qua e là brani in italiano come omaggio alle sue radici, o in Germania il caso di Nevio Passaro che si esibisce anche in canzoni in lingua italiana o Mafalda Mennozzi diventata in Brasile una specie di ambasciatrice della nostra musica leggera". Naturalmente non mancano i riferimenti negativi al nostro Paese, mafia, pistole o ai piatti tipici, pizza e spaghetti. Lo studio di Stefano Telve racconta proprio questo: il viaggio nelle parole che diventano in qualche modo razzi di segnalazione, flash, cartoline stringate che danno una certa immagine del Paese che va oltre "Oh sole mio" che qualcuno ricorderà nel 1960 nella versione inglese di Elvis Presley "It’s now or never". Saranno pure "solo canzonette", come diceva un tempo Edoardo Bennato, ma quei testi possono raccontare molto di ciò che passa in strada e nelle case della gente.
    (Da firenze.repubblica.it,27/4/2013)

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