La ricetta di Draghi per uscire dalla crisi pandemica: mobilitiamo le banche

L’articolo sul manifesto che Mario Draghi ha pubblicato nel Financial Times lo scorso marzo, all’inizio della pandemia , in cui l’ex presidente della Bce descriveva la sua ricetta per uscire dalla crisi pandemica

Solo il sistema finanziario e creditizio, spiega l’ex presidente della Bce, può creare moneta e far arrivare la liquidità «in ogni crepa dell’economia»: bisogna prestare a tassi zero, con piena garanzia statale, alle imprese che non licenzino.

Bisogna andare al di là degli schemi. Senza tabù. L’articolo dell’ex presidente della Bce Mario Draghi pubblicato sul Financial Times va molto oltre un semplice invito a intervenire a qualunque costo contro l’epidemia. Incita a cambiare «mentalità» e mobilitare l’intero sistema finanziario verso un unico obiettivo: proteggere l’occupazione – i posti di lavoro, non solo il reddito dei lavoratori – e la capacità produttiva durante la recessione da coronavirus.

Dove lo Stato non arriva…
In questo senso il richiamo alla guerra e all’economia di guerra – ormai logoro, e per certi versi fuorviante in altri contesti – hanno qui un significato pregnante. Draghi descrive una strategia che non si limita a un massiccio intervento fiscale dei governi o quello monetario della Banche centrale (che, significativamente, non viene citata), ma imponga il coinvolgimento di un numero ben più ampio di protagonisti.

…possono farlo le banche
Il motivo è chiaro. La liquidità – necessaria per ’sopravvivere’ economicamente in questa fase – deve arrivare dappertutto. Sotto questo punto di vista – Draghi ha la saggezza di non scriverlo – lo stato e le sue agenzie sono quasi impotenti. Bisogna piuttosto, afferma, «mobilitare totalmente gli interi sistemi finanziari» dei paesi europei: «mercati dei bond, soprattutto per le grandi aziende, sistemi bancari e in alcuni paesi anche quelli postali per tutti gli altri».

Creare moneta dal nulla
Le banche in particolare – ricorda l’ex banchiere centrale che ben conosce il funzionamento della creazione di moneta – possono giungere dappertutto e «possono creare moneta istantaneamente concedendo fidi bancari e aprendo linee di credito». È qui il punto chiave della proposta. Non sarà la banca centrale, con i suoi acquisti di titoli e le sue aste di medio e lungo periodo a far giungere la liquidità necessaria alle imprese e ai lavoratori autonomi («in ogni crepa dell’economia», scrive Draghi): il suo intervento avrà un impatto enorme sul sistema finanziario ma potrebbe fermarsi qui, come è già successo durante la lunga fase di bassa inflazione.

Tassi zero per tutti
Non saranno neanche i governi, che hanno risorse limitate, a poter raccogliere e canalizzare – nei punti giusti, oltretutto – tutte le risorse finanziare necessarie. La moneta va creata per così dire “dal nulla”, con una semplice firma sotto la concessione del credito, e distribuita capillarmente, e solo il “granulare” sistema finanziario e bancario europeo può e deve farlo. A costo zero, oltretutto.

Un ruolo pubblico per aziende private
Draghi chiede proprio che – come in una guerra – le aziende private del settore finanziario svolgano una funzione pubblica. «Le banche devono rapidamente prestare fondi a costo zero alle aziende pronte a conservare i posti di lavoro», scrive. Gli Stati europei dovranno favorire questo nuovo ruolo concedendo piena garanzia, di nuovo a costo zero, a tutte le banche per tutti i prestiti così concessi, «senza tener conto del costo di finanziamento del governo che le emette».

Cancellare i debiti
Al di là dei sussidi all’occupazione e alla disoccupazione e dei rinvii dei pagamenti fiscali Il vero ruolo dello Stato e dei debiti pubblici verrà solo in un secondo momento. Non tutte le imprese saranno in grado di ripagare i loro debiti, di coprire i costi aggiuntivi che hanno dovuto affrontare. Occorrerà evitare che questi oneri pesino sulla loro capacità di investire durante la ripresa. Alcuni debiti dovranno essere cancellati – spiega Draghi – e i costi dovranno essere trasferiti agli Stati, in tutto o in parte (possibilmente contenendo il moral hazard, l’opportunismo). Si uscirà dalla crisi con debiti pubblici più elevati, ma l’alternativa – ricorda Draghi – è «una distruzione permanente di capacità produttiva e quindi della base fiscale», ben più costosa.

Un cambio di prospettiva
È significativo che, nel breve testo di Draghi, non ci sia alcun riferimento alle tante ipotesi che sono state esplorate in questa fase per affrontare la sfida del coronavirus che richiede di ibernare l’economia per conservarne il tessuto produttivo fino al risveglio finale. Non si parla di eurobond, di coronabond, di helicopter money, di monetizzazione del debito e di altri strumenti non convenzionali di natura monetaria o fiscale.

Il costo dell’esitazione
Sono questioni che vengono logicamente dopo, e appaiono persino secondarie nello scenario politico disegnato da Draghi, il quale invita ad affrontare questa recessione – che non è, lo scrive, uno shock ciclico – con strumenti completamente diversi e una mentalità nuova, senza tabù, senza schemi preconcetti ma soprattutto rapidamente: «Il costo dell’esitazione – avverte – può essere irreversibile».

Riccardo Sorrentino | Sole 24 ore | 26.03.2020

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