La Grecia è il Paese Ue più in crisi. Ma a livello economico, i cittadini del Regno Unito sono messi peggio.
Britannici: indebitati fino al collo – Yahoo! Finanza
Ermanno Tancredi -venerdì, 24 giugno 2011
Se provassimo a fare il gioco dei riflessi pavloviani con le parole "Stato" e "debito", stravincerebbe la Grecia. La crisi in corso ad Atene è seguita con apprensione dai paesi della cosiddetta area Euro, preoccupati della sopravvivenza dell'area stessa e del conseguente ritrovato vigore delle antiche valute nazionali.
Oltre alla nazione di Socrate e di Maria Callas, qualche appassionato di economia potrebbe abbandonarsi al riflesso di dire Stati Uniti, di cui spesso si sottolinea l'eccessivo impegno monetario contratto con il suo principale concorrente, la Cina.
Difficile trovare qualcuno pronto a rispondere: Gran Bretagna. E invece, pare che il Paese più indebitato al mondo sia quello della Regina Elisabetta, dei Beatles e di Pippa Middleton. Di primo acchito, si resta senza parole; a ritrovarne qualcuna aiuta l'osservazione del tipo di debito
di cui sono gravati i sudditi di Sua Maestà: non pubblico, ma privato. I circa 50 milioni di abitanti del Regno Unito hanno impegni complessivi per un trilione e mezzo di sterline. In termini aritmetici: 1,5 seguito da 17 zeri.
La stima nasce dal lavoro del Consumer Credit Counselling Service (Cccs), la più grande Onlus britannica a sostegno di chi abbia abusato del credito al consumo. Cioè di quella modalità di acquisto che, parcellizzando l'importo in piccolissime rate, dà spesso l'illusione di potersi permettere di tutto, salvo scoprire di aver impegnato lo stipendio, e talvolta anche qualcosa in più. Il Cccs ha da poco nominato un nuovo presidente, Lord Stevenson di Balcamara, che all'Independent ha dipinto un quadro della situazione le cui tinte fanno sembrare un Rembrandt luminoso come l'esplosione di una supernova.
«Mi è bastato trascorrere qualche ora nel nostro call center per capire la portata del problema — dice Lord Stevenson -. Ho sentito di una persona con 46mila sterline di debiti sparse tra 12 creditori, ciascuno dei quali non sa di non essere l'unico. C'è bisogno di qualcuno che tenga le fila di tutto ciò, ponendosi come intermediario: se il debitore ha qualcuno che parla a suo nome, può ottenere condizioni migliori per rispettare gli impegni».
Ogni anno in Gran Bretagna circa 416mila persone chiedono aiuto per gestire una situazione sfuggita di mano, anche per colpa di tassi di interesse spesso esagerati (nei prestiti a brevissimo termine possono arrivare al 4000 per cento) e, in generale, della crisi economica. «Il lavoro delle autorità (l'Office of Fair Trading, ndr) per riportare i tassi a un livello umano è ottimo — prosegue il Lord -, ma sulla crisi credo che per i prossimi due anni ci sarà ancora da soffrire, soprattutto per le famiglie con bimbi piccoli e per certe aree del Nord del Regno Unito».
La situazione mostra margini di miglioramento: l'indebitamento medio, un paio di anni fa, era di 28mila sterline; ora è di 21mila. Ma ciò non intacca la sostanza del problema, particolarmente grave per certe categorie di persone. Qual è, infatti, il profilo tipico del debitore?
Dimenticate gli avventati, coloro che illusi dalla facilità di pagamento si riempiono la casa di gadget tecnologici inutili, magari disfacendosi di un modello dopo due mesi per inseguire l'ultima novità. Le persone in crisi sono drammaticamente serie: hanno tra i 40 e i 50 anni e una casa di proprietà. In condizioni normali sarebbero benestanti; ma basta una malattia, un matrimonio finito o un lavoro perduto per mandarli sul lastrico.
Le certezze crollano, e con esse la forza psicologica di affrontare l'onta del debito.
Poi ci sono gli studenti, impegnati con le banche dal prestito d'onore per pagarsi gli studi. «Non dovrebbe essere così: non si può gravare di tal peso i più giovani», ammette Lord Stevenson, che aggiunge: «Se poi pensiamo che la Scottish Power ha aumentato le proprie bollette del 18%, si capisce in che guaio siano queste persone».