Il gioco del potere digitale dell’Europa

Abbattere i colossi statunitensi non darà impulso ai concorrenti europei

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Non chiedetevi perché l’Europa non regoli maggiormente le imprese digitali. Chiedetevi perché l’Europa non abbia un maggior numero di proprie imprese digitali da regolamentare. Questa è la domanda che Bruxelles avrebbe dovuto prendere in considerazione mentre preparava i nuovi regolamenti tecnologici che la Commissione europea ha presentato martedì.

Il braccio burocratico dell’Unione europea è estremamente ambizioso. Le proposte creerebbero nuovi meccanismi per la regolamentazione di contenuti come la violenza o l’incitamento all’odio. Formalizzerebbero le regole per le relazioni tra le imprese che gestiscono le piattaforme e gli sviluppatori di software terzi, che la commissione aveva precedentemente cercato di imporre tramite processi antitrust. Esigerebbero una nuova trasparenza sulle pratiche commerciali proprietarie come il targeting degli annunci pubblicitari. E la commissione vuole imporre sanzioni draconiane per le violazioni, comprese multe del 10% delle entrate globali annuali o la possibilità di smembrare i giganti della tecnologia.

Le regole non dicono esplicitamente che sono rivolte alle imprese statunitensi. Ma le proposte sono elaborate in modo abbastanza ristretto che, manco a dirlo, per lo più imprese americane di grandi dimensioni rientrerebbero nella loro competenza. Non molte piattaforme di social media raggiungono almeno il 10% dei 450 milioni di consumatori dell’UE, che è la soglia per alcune delle nuove regole più severe.

Non abbiamo una direttiva speciale per le imprese tecnologiche americane e i dirigenti della nostra impresa madre si sono scontrati con aziende come Google per il loro approccio a volte superficiale alla proprietà intellettuale. Le imprese statunitensi possono esercitare pressioni quanto desiderano a Bruxelles, e lo faranno. Aspettatevi che le nuove proposte dell’UE diventino legge, se mai lo faranno, solo dopo anni di discussioni.

Qualcuno dovrebbe chiedersi, tuttavia, perché non sono emersi concorrenti europei rispetto ai colossi americani. La commissione e i suoi sostenitori sostengono che questo è ciò che faranno i nuovi regolamenti, creando una “parità di condizioni” per gli imprenditori tecnologici locali. Ma regole come la proposta della Commissione di solito fanno il contrario.

Per quanto le potenziali multe possano sembrare minacciose per Facebook o Google, di gran lunga la minaccia più grande sarà sempre per le imprese europee in fase iniziale che faticano ad assorbire i costi per ottemperare alle normative man mano che crescono. Che ci piacciano o no, gli odierni giganti della tecnologia hanno le risorse per ottemperare alle nuove regole e assumere avvocati per azzuffarsi con Bruxelles negli anni a venire. Gli imprenditori europei possono dire lo stesso?

Le aziende americane hanno fatto molto meno per bloccare lo sviluppo di un mercato digitale unico nell’UE di quanto non abbiano fatto, ad esempio, disparati regimi fiscali basati sui consumi, che intralciano le piccole imprese che cercano di spedire oltre i confini nazionali. L’Europa potrebbe avere un maggior numero di suoi campioni della tecnologia se la tassazione del capitale di rischio fosse meno punitiva, o se la legislazione del lavoro per le imprese in fase iniziale fosse meno onerosa, o l’applicazione delle norme antitrust ai servizi mobili meno volubile, beh, è ​​un elenco lungo.

Le proposte tecnologiche dell’UE allungheranno ulteriormente l’elenco delle politiche anti-imprenditorialità. Qualunque sia il regime normativo che i giganti della tecnologia potrebbero richiedere o meritare, nessuno dovrebbe immaginare che da tutto ciò perderanno di più di quanto non succederà alle imprese ​​europee fondate da poco.

A cura della Redazione | Il Wall Street Journal | 15 dicembre 2020 18:26. Apparso nel 16 dicembre 2020, edizione cartacea.

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