Il dono di Cadmo. L’incredibile storia delle lettere dell’alfabeto

Partito da Tiro in Fenicia alla ricerca della sorella Europa che era stata rapita da Zeus, dopo aver affrontato tante peripezie e aver incontrato l’amore di Armonia, «Cadmo terminò il suo viaggio per mare in Grecia, dove a tutti quanti i greci offrì un nuovo dono che offuscò persino la tecnica dispensatrice di vita di Danao», l’eroe che agli abitanti della città di Argo aveva insegnato come trarre acqua dal terreno. 
«Invece Cadmo portò a tutta la Grecia un dono fatto di voce e pensiero: costruì uno strumento in cui risuonava la lingua, e unendo elementi vincolati a elementi svincolati in una sequenza di connaturata armonia, tracciò il segno inciso di un silenzio che zitto non sta».
Questo dono eccezionale, più importante addirittura dell’acqua che ci tiene in vita, è l’alfabeto, un sistema di scrittura rivoluzionario con cui, grazie a una serie ordinata di un esiguo numero di semplici segni, fu possibile ai greci per la prima volta nella storia rappresentare visivamente la voce di una lingua con straordinaria precisione.
A parlarne in questi termini è un egiziano di lingua greca vissuto nel V sec. d.C., Nonno di Panopoli, che proprio mentre l’età degli dèi stava ormai tramontando compose un’epopea che raccontava le vicende di Dioniso, il dio figlio di Semele, figlia di Cadmo il fenicio.
Quanto l’eroe di Tiro aveva portato con sé non nasceva dal nulla, «poiché egli aveva appreso i segreti, tramandati di padre in figlio, della tecnica divina della sapienza egizia, quando suo padre Agenore, immigrato a Menfi, fondò Tebe dalle cento porte» (cioè Tebe d’Egitto) «e, avendo succhiato il misterioso latte dei sacri libri, incidendo obliqui segni con la mano che avanza a ritroso scrisse linee curve e angolate».
In Egitto Cadmo si era impadronito dell’arte della scrittura degli antichi scribi e l’aveva rivoluzionata producendo una serie di caratteri – assai semplificati rispetto ai geroglifici egizi – che venivano scritti procedendo in sequenza lineare da destra a sinistra (come facevano i fenici e ancora oggi fanno gli arabi e gli ebrei, per esempio).
La preparazione di Cadmo non proveniva solo dai libri: «da ragazzo gli era stato insegnato a leggere le iscrizioni cesellate incise nelle mura del tempio adorno di statue di pietra». Il poeta allude al grandioso Ramesseo di Luxor, ancora oggi ricco di sculture e le cui pareti interamente ricoperte di geroglifici sono una vera e propria biblioteca intagliata nella pietra.
Invenzione di un eroe di origine fenicia che aveva tratto ispirazione dall’esperienza scrittoria egizia, l’alfabeto fu perfezionato a uso e consumo dei greci. Il nuovo preziosissimo prodotto, essendo il dono d’ospitalità di uno straniero – com’era usanza d’allora –, fu a sua volta donato ad altri popoli, seguendo le rotte che condussero i greci a fondare empori e città in lungo e in largo per il mar Mediterraneo.
Le lettere per scrivere, sempre per il tramite di avventurosi personaggi, giunsero infine anche in Italia, dove – così racconta Tacito, il grande storiografo romano del I-II sec. d.C. – «gli etruschi le impararono da Demarato di Corinto e gli abitanti del Lazio da Evandro d’Arcadia; le lettere latine infatti hanno la stessa forma che hanno quelle greche più antiche».
Ulteriormente modificati, i caratteri latini, esportati dai romani nei territori conquistati, sono – salvo piccoli dettagli – i caratteri che utilizziamo oggi comunemente in tutto il mondo occidentale e non solo.

Alessandro Magrini

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