Dopo l’Ucraina, l’Iran: la sponda con cui gli USA colpiscono Europa e Russia

L’Iran è la sponda, l’Europa la biglia: il gioco di Washington

Dopo dazi, armi, energia e Groenlandia, ora ci attaccano attraverso l’Iran. Nel biliardo si chiama gioco di sponda.

Non colpisco direttamente la biglia che voglio raggiungere. Lancio la mia pallottola contro la sponda del tavolo e lascio che sia la traiettoria di ritorno a colpire il vero bersaglio.
È ciò che gli Stati Uniti stanno facendo con l’Europa.
L’Iran è la sponda. L’Europa è la biglia.

Washington colpisce Teheran, destabilizza il Golfo Persico, compromette lo Stretto di Hormuz, fa aumentare petrolio, gas, trasporti e assicurazioni marittime. Ma una parte decisiva del danno rimbalza sul sistema industriale, energetico e sociale europeo.
Non siamo davanti a una conseguenza lontana e accidentale di una guerra altrui. Siamo davanti all’ennesimo fronte di un attacco sistemico all’autonomia europea.

Prima la Russia, poi l’Iran

Il meccanismo diventa evidente se si osservano insieme i due fronti.
Prima gli europei sono stati spinti a interrompere la propria complementarità energetica con la Russia. Il continente ha rinunciato a una relazione geografica naturale con uno dei maggiori produttori mondiali di gas, petrolio, materie prime ed energia.
Quella relazione non era priva di problemi politici. Ma collegava direttamente l’industria europea alla profondità energetica del proprio continente.
Al suo posto abbiamo accettato forniture più costose, maggiore dipendenza dal gas naturale liquefatto, rotte marittime più fragili e una crescente esposizione agli Stati Uniti. La stessa Commissione europea prevede acquisti europei di energia statunitense per centinaia di miliardi di dollari, mentre la dipendenza dell’Europa dal GNL americano continua ad aumentare.
Dopo aver reciso l’arteria energetica continentale russa, ora viene colpita anche quella meridionale.
Lo Stretto di Hormuz è uno dei nodi fondamentali del traffico energetico mondiale. La guerra tra Stati Uniti e Iran ha già provocato forti contrazioni dei passaggi navali, interruzioni dei flussi, deviazioni delle petroliere e rincari del greggio. Alcune qualità di petrolio fisico hanno sfiorato i 110 dollari al barile, mentre il Brent ha superato i 100 dollari nelle fasi più acute della crisi.
La sequenza è chiarissima:

la guerra contro la Russia recide l’arteria energetica continentale dell’Europa;
la guerra contro l’Iran comprime la sua arteria energetica meridionale;
l’Europa resta più povera, più vulnerabile e più dipendente dagli Stati Uniti.

L’Iran è anche partner strategico di Mosca, che lo sostiene con intelligence, immagini satellitari, caccia e addestramento dei piloti, senza intervenire direttamente. Questo sostegno sottrae alla Russia risorse scarse (satelliti, analisti, aerei, piloti) e la costringe a dividere l’attenzione tra due teatri.

 Il gioco di sponda

Gli Stati Uniti non devono bombardare Berlino, Parigi, Roma o Bruxelles per colpire l’Europa.
Possono colpire un punto strategico del sistema mondiale e lasciare che gli effetti ricadano su di noi.
La traiettoria è quella del biliardo:
attacco all’Iran → crisi di Hormuz → rincaro dell’energia → aumento dei costi industriali europei → inflazione → perdita di competitività → compressione dei salari e del welfare → maggiore dipendenza energetica e finanziaria dagli Stati Uniti.

È una geopolitica di sponda.
Si colpisce un soggetto terzo per produrre conseguenze sul bersaglio reale, o comunque su un concorrente che si vuole indebolire, disciplinare e mantenere in uno stato di dipendenza.
Non occorre neppure dimostrare l’esistenza di un piano segreto che indichi formalmente l’Europa come bersaglio. È sufficiente osservare gli effetti oggettivi delle decisioni americane e domandarsi sempre: chi paga e chi guadagna?
L’Europa paga energia più cara, trasporti più lunghi, maggiori costi assicurativi, inflazione importata e perdita di competitività.
Gli Stati Uniti possono invece consolidare il proprio ruolo come fornitori di energia, armi, sicurezza, tecnologia e capitale.

Non è il primo attacco

L’Iran è soltanto l’ultima sponda.
Gli Stati Uniti hanno già colpito l’Europa su molti altri tavoli.

I dazi

Washington usa il mercato americano come strumento coercitivo. I dazi non sono soltanto una misura commerciale: diventano un mezzo per costringere imprese e governi europei ad adeguarsi alle priorità statunitensi.
Nel 2026 la minaccia tariffaria è stata utilizzata persino contro otto Paesi europei per esercitare pressione sulla questione groenlandese. Diversi governi europei hanno definito questa condotta un vero e proprio ricatto.

Le armi

Agli europei viene chiesto di aumentare enormemente la spesa militare, spesso acquistando sistemi statunitensi e mantenendo dipendenze tecnologiche, operative e industriali verso imprese americane.
Washington ha esercitato pressioni perché gli alleati europei continuassero ad acquistare armamenti prodotti negli Stati Uniti, opponendosi ai tentativi dell’Unione di favorire una propria industria della difesa. Oggi persino i governi europei riconoscono il problema della dipendenza da fornitori americani e chiedono maggiore controllo locale sulle tecnologie, sulla proprietà intellettuale e sulla produzione.
Il paradosso è assoluto: l’Europa viene spinta a spendere di più per difendersi, ma resta dipendente da chi vende le armi, controlla componenti essenziali e può persino ritardarne le consegne quando cambiano le proprie priorità strategiche. La guerra con l’Iran ha già prodotto rinvii nelle forniture statunitensi destinate ad alcuni Paesi europei.

L’energia

La separazione dalla Russia ha aperto una vasta area di mercato al GNL e al petrolio statunitensi.
L’Europa non è passata dall’indipendenza alla diversificazione: è passata da una complementarità continentale a una dipendenza marittima più costosa, più instabile e più facilmente condizionabile.
Ora la guerra contro l’Iran aggrava la vulnerabilità creata dalla precedente rottura con Mosca.

La Groenlandia

La Groenlandia non è un lembo remoto e marginale. È la soglia artica dell’Europa, uno spazio strategico per difesa, rotte settentrionali, risorse minerarie, terre rare, infrastrutture spaziali e profondità continentale.
Gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni pubbliche per acquisirla e hanno collegato minacce tariffarie all’accettazione delle proprie pretese. Non hanno escluso neppure l’impiego della forza, provocando una reazione di solidarietà europea verso Danimarca e Groenlandia.
Anche qui non siamo davanti al comportamento di un alleato paritario. Siamo davanti a una potenza che considera lo spazio europeo disponibile alla propria espansione territoriale, finanziaria e militare.

L’Iran come secondo fronte energetico contro l’Europa

La guerra contro l’Iran non deve quindi essere letta esclusivamente attraverso la questione nucleare iraniana, la sicurezza israeliana o gli equilibri interni del Medio Oriente.
Deve essere letta anche dal punto di vista europeo.
Che cosa accade all’Europa quando Hormuz viene compromesso?
Aumentano i prezzi del petrolio e del gas. Si allungano le rotte delle petroliere. Crescono i costi del carburante, del trasporto e dell’assicurazione. Le imprese europee energivore perdono competitività. L’inflazione ostacola la riduzione dei tassi. Le famiglie pagano di più. Gli Stati devono spendere nuove risorse per compensare gli effetti economici della crisi.
Le deviazioni navali possono aggiungere settimane di viaggio e milioni di dollari al costo di una singola petroliera. La Commissione europea ha inoltre segnalato rischi specifici per la disponibilità di carburante aereo qualora la crisi di Hormuz si protragga.
Nel frattempo, la guerra si estende dal Golfo al Mar Rosso e mette sotto pressione anche le rotte alternative.
L’Europa viene così presa in una tenaglia:

  • separata dalla Russia a nord-est;
  • esposta alla guerra iraniana a sud-est;
  • dipendente dalle rotte atlantiche;
  • costretta ad acquistare energia più cara;
  • chiamata contemporaneamente a finanziare un enorme riarmo.

È difficile immaginare una strategia più efficace per impedire al continente di investire nelle proprie industrie, nell’intelligenza artificiale, nei sistemi operativi, nello spazio, nella ricerca, nell’energia, nella sanità e nella prosperità sociale.

 La Guerra Immaginaria e l’attacco reale

Da mesi le classi dirigenti europee ripetono che la Russia starebbe preparando l’attacco all’Europa.
Intanto l’attacco che produce effetti concreti viene da un’altra direzione.
Non necessariamente sotto forma di carri armati che attraversano un confine. L’attacco contemporaneo è multidimensionale:

  • commerciale attraverso i dazi;
  • industriale attraverso la dipendenza tecnologica;
  • militare attraverso le armi e la NATO;
  • energetico attraverso la separazione dalla Russia e la crisi iraniana;
  • territoriale attraverso la Groenlandia;
  • finanziario attraverso il dollaro e le sanzioni extraterritoriali;
  • digitale attraverso cloud, piattaforme, sistemi operativi e intelligenza artificiale;
  • cognitivo attraverso la rappresentazione degli Stati Uniti come protettore naturale dell’Europa.

Il successo più profondo dell’Impero della Mente consiste precisamente in questo: far temere agli europei un attacco russo futuro mentre essi subiscono e finanziano una pressione americana presente.

Il dossier PACE+ – Pace sola igiene del mondo individua già questa pluralità di dispositivi come predazione militare, energetica, monetaria, finanziaria, industriale, tecnologica, satellitare e cognitiva. La crisi iraniana aggiunge ora un caso esemplare di attacco per interposizione geopolitica, o più semplicemente di gioco di sponda.

L’Europa deve uscire dal tavolo da biliardo americano

L’Europa non può continuare a essere la biglia che altri spostano colpendo Russia, Ucraina, Iran, Groenlandia o qualsiasi altro punto sensibile del sistema mondiale.
Deve diventare soggetto della propria energia, della propria moneta, della propria tecnologia, della propria difesa e della propria pace.
Questo significa ricomporre la relazione con la Russia, non per idealizzarla o sottomettersi a essa, ma perché senza la profondità energetica, spaziale, territoriale, artica e strategica russa l’Europa resta esposta al ricatto americano.
Significa costruire indipendenza informatica, sistemi operativi europei, intelligenza artificiale autonoma, cloud e capacità di calcolo propri.
Significa creare circuiti finanziari e sistemi di pagamento non sottoposti alla potestà extraterritoriale statunitense.
Significa integrare Galileo e GLONASS e costruire un’indipendenza spaziale paneuropea.
Significa difendere la Groenlandia come spazio europeo e artico, non come territorio disponibile all’espansione americana.
Significa trasformare l’Euro in una moneta paneuropea capace di sostenere energia, commercio e autonomia strategica.
E significa soprattutto capire che nessuna di queste libertà sarà stabile senza una deterrenza paneuropea capace di rendere il continente non ricattabile.
L’Europa deve smettere di chiedersi soltanto chi gli Stati Uniti dichiarino di voler colpire.
Deve cominciare a domandarsi chi venga realmente colpito dagli effetti delle loro guerre.
Oggi Washington tira la biglia contro la sponda iraniana. E colpisce noi. Ancora una volta.

 

0:00
0:00