Dagli Oscar agli Anna: ricostruire una cultura europea. Paneuropea!
È in atto uno scisma d’Occidente.
Per decenni l’Europa occidentale ha vissuto dentro una rappresentazione rassicurante: gli Stati Uniti come alleato naturale, garante benevolo, “padrone buono” dell’ordine atlantico. Oggi quella finzione si è incrinata. Il padrone buono ha impugnato la frusta.
Dalla Groenlandia ai dazi, dalla pressione economica sull’Unione europea alla trasformazione della NATO da sistema di difesa collettiva a infrastruttura di proiezione offensiva degli interessi statunitensi, l’Europa si trova davanti a una verità che la sua classe dirigente servile non aveva voluto vedere: la subordinazione non produce protezione, produce dipendenza.
La stessa cronaca internazionale registra una frattura crescente: minacce tariffarie verso l’Unione europea, tensioni su Groenlandia, NATO, basi militari, coinvolgimento europeo in conflitti non decisi dall’Europa. Reuters ha riferito, ad esempio, delle nuove minacce statunitensi di rialzo dei dazi contro beni europei e automobili UE, nel quadro di una relazione transatlantica sempre più conflittuale. Ha inoltre descritto il logoramento dei rapporti tra Washington e gli alleati, con pressioni sulla NATO, riduzione o minaccia di riduzione delle forze USA in Europa e timori europei sull’affidabilità strategica americana.
In questo quadro non basta parlare di difesa, energia, industria o moneta. Serve ricostruire una cultura paneuropea.
L’Europa non può continuare a pensarsi attraverso immagini, premi, miti, narrazioni e gerarchie simboliche prodotte altrove. Non può pretendere autonomia strategica se il suo immaginario continua a essere colonizzato da Hollywood. Non può parlare di civiltà europea se il cinema europeo resta diviso tra festival nazionali, premi frammentati e subalternità simbolica agli Oscar americani.
Per questo serve un grande luogo di incontro del cinema europeo d’Occidente e d’Oriente. Un luogo capace di ricucire il continente anche sul piano culturale, artistico, linguistico e spirituale. Un luogo nel quale il cinema italiano, francese, tedesco, spagnolo, balcanico, scandinavo, slavo, russo e di tutte le culture europee possa riconoscersi non come periferia di Hollywood, ma come centro autonomo di civiltà.
Da qui la proposta: istituire gli Oscar d’Europa.
Ma non chiamarli Oscar.
Chiamarli ANNA.
Gli Anna europei, contrapposti agli Oscar americani.
Il nome nasce da un’intuizione straordinaria di Lina Wertmüller. Il 27 ottobre 2019, a 91 anni, salendo sul palco per ricevere l’Oscar onorario alla carriera, la grande regista italiana suggerì, con la sua ironia tagliente e profetica, che l’Oscar avrebbe dovuto avere un nome femminile: Anna. Non Oscar, Anna.
Quella che allora apparve come una battuta geniale può oggi diventare una proposta geoculturale.
Anna non è soltanto un nome. È il nome di una possibile emancipazione fondamentale e simbolica dell’Europa. È il segno di un cinema che non chiede più consacrazione a Hollywood. È il nome di un premio paneuropeo capace di riunire ciò che la geopolitica ha diviso: Europa occidentale ed Europa orientale, Unione europea e Russia, Mediterraneo e mondo slavo, Atlantico e continente profondo.
Gli Anna dovrebbero diventare il grande premio cinematografico paneuropeo: non un festival tra gli altri, ma una vera istituzione culturale continentale. Un premio annuale, linguisticamente scudato, magari itinerante per le Capitali europee da Lisbona a Nuuk a Bruxelles a Roma, Berlino, Mosca… capace di riconoscere, e magari cofinanziare, le migliori opere del cinema europeo in tutte le sue aree storiche e culturali.
Non un premio contro gli Stati Uniti.
Un premio per liberare l’Europa dalla propria minorità culturale.
Non una imitazione degli Oscar.
Una risposta europea agli Oscar.
Non una cerimonia mondana.
Un atto di ricostruzione dell’immaginario paneuropeo.
Se l’America ha Hollywood e gli Oscar, l’Europa deve avere il suo grande spazio simbolico comune: gli Anna.
Perché nessuna Europa nascerà soltanto da trattati, bilanci, eserciti o infrastrutture. Prima ancora dovrà nascere da una nuova immaginazione comune. Da un nuovo immaginario comune.
E il cinema, più di ogni altra arte, è il luogo in cui i popoli imparano a vedersi, riconoscersi e raccontarsi.
Gli Anna potrebbero essere questo:
la prima grande infrastruttura culturale dell’Europa tutta e intera:
da Nuuk a Vladivostok con il cuore nel Mediterraneo.
