In questo trafiletto sulla “la Stampa” in linea di oggi, Berlusconi dimostra di non aver capito nulla di politiche linguistiche. Il primo ministro svende l'italiano per un piatto di lenticchie e di fatto avalla l'egemonia linguistica di Francia, Germania e Gran Bretagna. Non è vero che a Bruxelles i parla tedesco per esempio. E poi che significa “capirsi”? Ma allora non c'è bisogno nemmeno del francese…Notate la frase di Fini alla fine: “…su questo punto la nostra rappresentanza permanente si “sempre battuta con fermezza”».
Si sarà anche sempre battuta, ma ha anche sempre perso…
Berlusconi: italiano declassato alla Ue? Non è un problema «A Bruxelles si parla inglese, francese, tedesco, l'importante è che ci si capisca. E' pretestuoso parlare di difesa dell'italiano, non vedo la necessità : quando si parla italiano ci sono le traduzioni. D'altra parte in Europa ci sono 20 lingue e non si può fare la traduzione di tutto. Un conto è difendere l'italiano come lingua, ma qui mi sembra che siamo all'eccesso». Così ha parlato Berlusconi, uscendo da casa Bossi. La guerra dell'italiano – dopo che la Commissione europea aveva deciso di limitare a inglese, francese e tedesco le lingue di comunicazione nelle conferenze stampa – ha conosciuto un nuovo episodio. In quella grande babele con circa venti idiomi, non sarà l'Italia – dunque – a sovvertire la pax linguistica, tanto più che l'importante è – come ha detto Berlusconi – capirsi, con buona pace di chi se la prende tanto.
Ma per Gianfranco Fini la vertenza resta aperta: «Dedurre dal fatto che la lingua italiana è stata cancellata dalle conferenze stampa la conseguenza che il nostro Paese occuperà un posto di seconda fila è eccessivo. Ma il problema esiste, su questo punto la nostra rappresentanza permanente si è sempre battuta con fermezza».
[addsig]Si sarà anche sempre battuta, ma ha anche sempre perso…
Berlusconi: italiano declassato alla Ue? Non è un problema «A Bruxelles si parla inglese, francese, tedesco, l'importante è che ci si capisca. E' pretestuoso parlare di difesa dell'italiano, non vedo la necessità : quando si parla italiano ci sono le traduzioni. D'altra parte in Europa ci sono 20 lingue e non si può fare la traduzione di tutto. Un conto è difendere l'italiano come lingua, ma qui mi sembra che siamo all'eccesso». Così ha parlato Berlusconi, uscendo da casa Bossi. La guerra dell'italiano – dopo che la Commissione europea aveva deciso di limitare a inglese, francese e tedesco le lingue di comunicazione nelle conferenze stampa – ha conosciuto un nuovo episodio. In quella grande babele con circa venti idiomi, non sarà l'Italia – dunque – a sovvertire la pax linguistica, tanto più che l'importante è – come ha detto Berlusconi – capirsi, con buona pace di chi se la prende tanto.
Ma per Gianfranco Fini la vertenza resta aperta: «Dedurre dal fatto che la lingua italiana è stata cancellata dalle conferenze stampa la conseguenza che il nostro Paese occuperà un posto di seconda fila è eccessivo. Ma il problema esiste, su questo punto la nostra rappresentanza permanente si è sempre battuta con fermezza».
Si sarà anche sempre battuta, ma ha anche sempre perso…
Berlusconi: italiano declassato alla Ue? Non è un problema «A Bruxelles si parla inglese, francese, tedesco, l'importante è che ci si capisca. E' pretestuoso parlare di difesa dell'italiano, non vedo la necessità : quando si parla italiano ci sono le traduzioni. D'altra parte in Europa ci sono 20 lingue e non si può fare la traduzione di tutto. Un conto è difendere l'italiano come lingua, ma qui mi sembra che siamo all'eccesso». Così ha parlato Berlusconi, uscendo da casa Bossi. La guerra dell'italiano – dopo che la Commissione europea aveva deciso di limitare a inglese, francese e tedesco le lingue di comunicazione nelle conferenze stampa – ha conosciuto un nuovo episodio. In quella grande babele con circa venti idiomi, non sarà l'Italia – dunque – a sovvertire la pax linguistica, tanto più che l'importante è – come ha detto Berlusconi – capirsi, con buona pace di chi se la prende tanto.
Ma per Gianfranco Fini la vertenza resta aperta: «Dedurre dal fatto che la lingua italiana è stata cancellata dalle conferenze stampa la conseguenza che il nostro Paese occuperà un posto di seconda fila è eccessivo. Ma il problema esiste, su questo punto la nostra rappresentanza permanente si è sempre battuta con fermezza».
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