Audiolesi: No alla legge su linguaggio dei segni Così ci ghettizzano e sprecano anche le risorse

IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA
Audiolesi: "No alla legge su linguaggio dei segni
Così ci ghettizzano e sprecano anche le risorse"
Una legge che divide chi considera la codificazione del metodo di comunicazione gestuale un’opportunità, da chi intravvede nelle norme (già approvate al Senato e in attesa della ratifica dalla Camera) la costruzione di una "prigione" che finirebbe per ghettizzare i non udenti. Medici audiologi e associazioni di genitori sono fieramente contrari e a favore di una integrazione senza interpreti o mediatori
di CATERINA PASOLINI

ROMA – Elisa è sorda dalla nascita eppure ascolta, chiacchiera, ride. Senza muovere le mani. Lei il linguaggio dei segni non l’ha mai imparato. Per scelta dei genitori che l’hanno fatta seguire dai medici e, tra logopedisti e impianti acustici all’avanguardia, invece che impartirle la vecchia tecnica. Così adesso Elisa frequenta il liceo, risponde tranquillamente alle interrogazione, va a ballare, "mi sento uguale a tutti i miei compagni di scuola. Se avessi imparato solo il linguaggio dei segni, vivrei in un mondo chiuso, separato, potrei avere a che fare con i pochi che conoscono quel linguaggio, sarei additata come diversa. Così invece ho il mondo a disposizione, non ho bisogno di interpreti, non ho barriere tra me è il resto della gente, ho la parola".

L’ipotesi di legge. In Italia i sordi dalla nascita sono più di 45 mila e di loro si parla alla Camera in questi giorni dove è in discussione una legge che, da anni, vede divisi i non udenti da chi la vede come un’opportunità e un riconoscimento e chi, al contrario, la vive come un’inutile prigione. Da una parte, c’è la richiesta di uno statuto di minoranza culturale, dall’altra il diritto alla parola. Se infatti la proposta di legge (già approvata al senato) venisse approvata, riconoscerebbe ufficialmente la LIS, Lingua Italiana dei Segni, e i disabili uditivi italiani diventerebbero una minoranza linguistica, con tutti i diritti conseguenti e i doveri da parte dello Stato di garantirli a
scuola, nella sanità, negli uffici, in ogni occasione della vita sociale

Medici e genitori fieramente contrari. Molti genitori di audiolesi e gli stessi figli, spalleggiati da medici sono scesi sul piede di guerra, fieramente contrari ad una legge che "farebbe spendere soldi inutili allo stato tra corsi e aggiornamenti invece di garantire la liberà di scelta e l’assistenza medica ai ragazzi permettendo di poter parlare con la loro voce, di ascoltare, senza bisogno di intepreti. Questa legge ghettizzerebbe i nostri figli sprecando per di più risorse" Così dice Diego Virginio Salvi del comitato di genitori, medici e ragazzi contrari ad una legge rimasta indietro rispetto al paese reale, alla scienza, alle possibilità che oggi la tecnica da a chi un tempo sarebbe rimasto isolato senza voce.

Si sprecherebbero soldi. I genitori dei bambini nati con disabilità uditiva, i familiari e i ragazzi, sostenuti dai medici, sono infatti insorti per contestare e respingere "un’anacronistica e discriminatoria decisione poiché non ci
sentiamo una minoranza linguistica, non usiamo i gesti per comunicare perché negli ultimi decenni in Italia sono stati organizzati ottimi e innovativi servizi che forniscono gratuitamente a tutti la diagnosi precoce, la protesizzazione o l’impianto cocleare, la logopedia, gli ausili tecnologici, per mettere in grado i disabili uditivi di recuperare l’udito funzionale per poter parlare e comunicare nella lingua italiana orale". Così dicono i rappresentanti del comitato Nazionale Genitori Familiari disabili uditivi appoggiati dal presidente della società italiana di otorinolaringoatra e dal presidente della società italiana di audiologia e foniatria, con i professori
universitari ordinari delle due specialità di tutte le Università italiane. Convinti che questa legge sia un passo indietro di vent’anni, che butta via tutte le scoperte della scienza".

Liberi di essere capiti senza interpreti. Gli audiologi italiani, medici specialisti della sordità, sono a fianco dei
genitori e dei disabili uditivi per difendere "insieme un diritto di libertà: la libertà di sentire e di parlare, la libertà di essere autonomi, non dovendo dipendere da interpreti gestuali o assistenti alla comunicazione, la libertà di essere italiani a pieno titolo e di non essere identificati come una comunità linguistica basata su una disabilità".

(La Repubblica)

(09 maggio 2011)

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