Arabi, Cina, Russia: corsa alle armi. E l`Europa sta a guardare
GIANANDREA GAIANI
Il mondo spende sempre meno per le forze militari ma a ridurre gli investimenti sono soprattutto i Paesi Occidentali. Secondo l`annuale rapporto dell`Istituto internazionale di ricerca della pace (Sipri) con sede a Stoccolma il 2012 ha registrato una spesa globale in questo settore paria 1.750 miliardi di dollari (1.330 miliardi di euro), in calo dello 0,5% rispetto all`anno precedente: un trend che non si vedeva dal 1998. I tagli sono però quasi del tutto da attribuire all`Occidente colpito dalla crisi finanziaria anche se i Paesi della Nato spendono insieme circa mille miliardi di dollari. Gli Stati Uniti restano di gran lunga al primo posto nelle spese militari con 682 miliardi di dollari (520 miliardi di euro) che rappresentano il quadruplo delle spese della Cina (al secondo posto con 166 miliardi), quasi il 40% delle spese militari mondiali ma al tempo stesso segnano un calo del 6% rispetto al 2011. Il dato include anche le spese per sostenere le guerre in Iraq (conclusasi a fine 2011 col ritiro statunitense) e in Afghanistan che l`anno scorso ha visto l`avvio del ritiro alleato. L`Europa Occidentale ha fatto registrare un calo del 5,29% che raggiunge il 6,36% in Europa Centrale con (l`eccezione della Germania che registra un più 0,9%) mentre in quella Orientale si registra un incremento del 15,3% determinato dalle maggiori spese di Russia, Polonia e Ucraina. L`Italia ha speso 26,45 miliardi di euro il 2,32% in meno rispetto al 2011 ma nell`ultimo decennio il taglio è stato del 19%, un dato unico trai Paesi del G8 e del G20.«Siamo testimoni di un ricollocamento delle spese militari dai Paesi occidentali più ricchi a quelli emergenti» ha detto Sam Perlo-Freeman, direttore del programma Sipri su spesa e produzione di armi che prevede nei prossimi anni la conferma di questo trend che lascerà la spesa militare globale «pressoché invariata». Pechino e Mosca hanno infatti aumentato i loro budget per la difesa rispettivamente del 16 e del 7,8% mentre incrementi consistenti vengono registrati soprattutto nelle principali aree di crisi: in Estremo Oriente le spese sono in aumento de13,3 per cento mentre in Medio Oriente dell`8,4 con i picchi più significativi in Oman (+ 51%) e Arabia Saudita (+12%) anche se il Sipri non è riuscito a stimare le spese militari di Iran, Qatar, Siria ed Emirati Arabi Uniti. In America Latina l`incremento è stato del 4,2%, con le percentuali più alte in Paraguay (+43%), Venezuela (+42%) e Messico (9,7%)a causa della guerra che oppone l`esercito ai narcos.
Da Libero Quotidiano, 16.04.2013
[justify]Budget globale 2012, altro che riduzioni
Spesa militare internazionale, l’Italia sale tra i «10 Grandi»
Manlio Mucò
Macché crisi! Nel 2012 l`Italia è salita al decimo posto tra i paesi con le più alte spese militari del mondo, rispetto all`undicesimo nel 2011. Lo documenta il Sipri, l`autorevole istituto internazionale con sede a Stoccolma, che ha pubblicato ieri gli ultimi dati sulla spesa militare mondiale. Quella italiana ammonta su base annua a circa 34 miliardi di dollari, pari a 26 miliardi di euro. Il che equivale a 70 milioni di euro al giorno, spesi con denaro pubblico in forze armate, armi e missioni militari all`estero. Mentre mancano i fondi anche per pagare la cassa integrazione. Usa/Nato sempre in testa. A fare da locomotiva della spesa militare mondiale, salita nel 2012 a 1753 miliardi di dollari, sono ancora gli Stati uniti, con 682 miliardi, equivalenti a circa 11 40% del totale mondiale. Compresi gli alleati, la spesa militare Nato ammonta a oltre 1000 miliardi annui, equivalenti al 57% del totale mondiale. Tra i «G-10» – Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Arabia Saudita, India, Germania, Italia – la cui spesa militare equivale ai tre quarti di quella mondiale, gli Stati uniti spendono più degli altri nove messi insieme. Nella presentazione del budget del Pentagono si ribadisce che gli Usa posseggono «le forze armate meglio addestrate, meglio dirette e meglio equipaggiate che siano mai state costruite nella storia» e che sono decisi a mantenere tale primato.
Obiettivo del Pentagono è rendere le forze Usa più agili, più flessibili e pronte ad essere dispiegate ancora più rapidamente. La riduzione delle forze terrestri si inquadra nella nuova strategia, testata con la guerra di Libia: usare la schiacciante superiorità aerea e navale Usa e far assumere il peso maggiore agli alleati. Ma non per questo le guerre costano meno: i fondi necessari vengono autorizzati dal Congresso di volta in volta, aggiungendoli al bilancio del Pentagono. L`annunciato taglio del budget militare Usa di 45 miliardi annui nel prossimo decennio è quindi tutto da vedere. Va inoltre considerato che, oltre al budget del Pentagono, vi sono nella spesa federale altre voci di carattere militare – tra cui 140 miliardi annui per i militari a riposo, 53 per il «programma nazionale di intelligence», 60 per la «sicurezza della patria» – che portano la spesa reale Usa a oltre 900 miliardi, ossia a più della metà di quella mondiale.
La rincorsa degli altri
La strategia Usa punta ad accrescere la spesa militare degli alleati, sia interni che esterni alla Nato, anche perché è l`industria bellica statunitense a fornire loro la maggior parte degli armamenti. I risultati non mancano: la spesa militare dell`Europa orientale è aumentata nel 2012 di oltre il 15% rispetto all`anno precedente. La Polonia aggiungerà al budget militare, in dieci anni, 33,6 miliardi di euro per potenziare le forze armate realizzando (con tecnologie importate dagli Usa) un proprio «scudo missilistico» nel quadro di quello Usa/Nato. In forte aumento anche la spesa militare degli alleati mediorientali, cresciuta in un anno di oltre 1`8%: in testa l`Oman con il 51% di aumento e l`Arabia saudita con il 12%. In forte crescita anche quella del Nordafrica, aumentata del 7,8%. In America latina, è in testa il Paraguay con un aumento annuo del 51%, mentre la spesa militare del Messico è cresciuta di circa il 10%. Nelle stime del Sipri, la Cina resta al secondo posto mondiale, con una spesa stimata nel 2012 in 166 miliardi di dollari, equivalenti al 9,5% di quella mondiale. Ma il suo ritmo di crescita (175% nel 2003-2012) è maggiore rispetto a quello degli altri paesi. Tale accelerazione è dovuta fondamentalmente al fatto che gli Usa stanno attuando una politica di «contenimento» della Cina, spostando sempre più il centro focale della loro strategia nella regione Asia/Pacifico. In rapido aumento anche la spesa della Russia, che con 90 miliardi di dollari si piazza al terzo posto mondiale. Il coro di quanti hanno accolto i dati del Sipri inneggiando ai «tagli» della spesa militare statunitense e al «crollo» di quella italiana è un grottesco tentativo di nascondere la realtà: il fatto che si gettano nel pozzo senza fondo della spesa militare enormi risorse che, invece di essere usate per risolvere i problemi vitali, servono a preparare nuove guerre aggravando la condizione di povertà in cui è relegata metà della popolazione mondiale.
Da Il Manifesto, 16.04.2013[/justify]