Giusto investire nel genio italiano anche se l’arte è universale risponde Aldo Cazzullo
Caro Aldo, in risposta a un lettore che criticava il disegno di legge di Alessandro Morelli che prevede l’obbligo di riservare almeno un terzo della musica programmata a brani italiani, lei ha scritto: «In Francia si fa da tempo qualcosa del genere». Credo che la musica, se è buona musica, non abbia confini. Secondo il deputato leghista dovremmo applicare lo stesso criterio anche alle altre arti come la pittura, la poesia, la letteratura, eccetera? L’arte è universale. Ettore Centofanti
Caro Ettore, Per essere precisi, in Francia la legge del febbraio 1994 — presidente della Repubblica François Mitterrand, sinistra, primo ministro Édouard Balladur, destra — impone alle radio di trasmettere almeno il 40% di canzoni francesi. Se la Lega ora propone un terzo, non mi pare uno scandalo. Certo, l’arte è universale. Ma mi lasci dire che molto spesso l’arte è italiana. Una delle emozioni della vita, che si rinnova ogni volta che vado a Parigi, è camminare per quasi un chilometro nella Grande Galerie del Louvre, il museo più visitato al mondo — nel 2018 dieci milioni di ingressi —, tempio dell’orgoglio francese, vedere decine di quadri di commovente bellezza, e pensare che non ce n’è uno, uno solo, che non sia stato dipinto da un italiano. Mi lasci ricordare almeno il Gesù statuario di Mantegna e quello piangente di suo cognato Giovanni Bellini, le lacrime di sangue del Cristo di Antonello da Messina con una corda al collo come un animale, i colori irreali della Deposizione di Rosso Fiorentino, i misteriosi divertissement dell’Arcimboldo, e la donna annegata nel Tevere che Caravaggio trasformò nella Madonna morente. E tralasciamo le Nozze di Cana (dove Veronese ritrasse se stesso e i suoi rivali Tintoretto e Tiziano), un tempo considerato il quadro più famoso al mondo, più della Gioconda, che ora è proprio di fronte. Lo stesso discorso si potrebbe fare per la National Gallery di Londra, il Metropolitan di New York, il Prado di Madrid, che custodisce El Entierro — la Sepoltura di Cristo —, una tela che Tiziano dipinse con le mani e che l’imperatore Carlo V portò con sé nel monastero dove si era ritirato; e morì guardandola. Noi oggi abbiamo Sfera Ebbasta.
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Il “rapper” Sfera Ebbasta[/caption]
Ma quando eravamo ragazzi avevamo Lucio Dalla, che dopo aver messo in musica i versi di Roberto Roversi decise di scriversi i testi da sé, e il primo cominciava così: «Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte, per paura degli automobilisti, dei linotipisti, siamo i gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri; e non abbiamo da mangiare». Insomma, è sempre giusto confidare e investire nel genio italiano.
Aldo Cazzullo I corriere.it/lodicoalcorriere |12.3.2019
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